Oslo, pionieri per l’Optibag

Jonas Törnblom | 1:11 Theme: Old and new pioneers

Norvegia

Jannicke Gerner Bjerkås è responsabile delle comunicazioni di Energigjenvinningsetaten EGE. Optibag separators The waste bags arrive to the Optibag plant Jannicke Gerner Bjerkås e Petter Thorbeck di Energigjenvinningsetaten (EGE) ci mostrano l’impianto Optibag.

Quando alcuni anni fa il comune di Oslo ha imposto nuovi e rigidi obblighi sulle emissioni in atmosfera, con l’obiettivo di dimezzare entro il 2030 le emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990, le analisi dimostrarono che bisognava puntare sull’innovazione della raccolta dei rifiuti per raggiungere l’obiettivo prefissato. Non soltanto perché la raccolta rifiuti contribuisce di per sé alle emissioni di CO2 in atmosfera, ma anche perché differenziare i rifiuti già nelle case si era dimostrato un fattore importante per sensibilizzare la comunità sull’importanza della tutela dell’ambiente.

Il problema era che, ad eccezione della raccolta della carta, dei rifiuti pericolosi, dei metalli e del vetro, tutti i rifiuti domestici indifferenziati erano destinati agli inceneritori di Klemetsrud e Haraldrud o presso impianti svedesi. Per raggiungere l’obiettivo di dimezzare le emissioni di CO2 era necessario un forte ampliamento della fornitura di teleriscaldamento dagli inceneritori a tutta la città di Oslo. A questo scopo si decise di aumentare la capacità di incenerimento dell’impianto di Klemetsrud aggiungendo un terzo forno e di puntare sull’ampliamento della rete di distribuzione del teleriscaldamento. Si ritenne anche necessario aumentare notevolmente la raccolta differenziata e il recupero soprattutto di plastica e rifiuti compostabili. Ma come si poteva riuscire nei propositi in quartieri già esistenti e senza riempire strade e cortili di cassonetti?

L’esperienza di altri impianti Optibag
La tecnologia EnvacOptibag di differenziazione dei rifiuti sulla base di sacchetti di colore diverso mediante un impianto centrale per la separazione ottica era già stata adottata da anni in diverse città della Norvegia e della Svezia. Questa tecnologia prevede che i rifiuti siano differenziati nelle case, usando sacchetti di colore diverso che vengono poi gettati in un cassonetto unico oppure negli scivoli per rifiuti. In questo modo non è necessario prevedere ulteriore spazio per le diverse frazioni. Il cassonetto viene poi svuotato come al solito e il contenuto portato all’impianto di separazione.

La tecnologia Optibag può anche essere abbinata a un impianto pneumatico sotterraneo Envac. In questo caso si può usare una sola colonnina per più frazioni. Un sistema di questo tipo è stato installato nella città di Tromsø, e ne abbiamo parlato in Envac Concept n. 2/2006.

Basandosi sull’esperienza degli impianti Optibag di altre città norvegesi, il comune di Oslo ha completato l’impianto di separazione ottica il primo ottobre 2009, a cui è seguito uno studio pilota condotto su 20.000 utenze che avevano iniziato a differenziare umido e plastica. Nell’ottobre 2010 il servizio è stato ufficialmente attivato per 20.000 utenze, per poi allargarsi a passo spedito. Ogni mese, 20.000 nuove utenze ricevono le buste colorate e il materiale informativo. Vengono forniti due tipi di sacchetti, uno blu per la plastica e uno verde per l’umido mentre gli altri rifiuti vengono messi nei normali sacchetti di plastica o gettati sciolti nei cassonetti. L’impianto di separazione ottica di Haraldrud suddivide 30 tonnellate di rifiuti all’ora con un requisito di purezza del 97% e un grado di separazione del 95%. I sacchetti blu contenenti plastica sono inviati al riciclaggio della plastica mentre quelli verdi con i rifiuti di cucina sono portati al vicino impianto di biogas di Vänersborg.

Forte motivazione per differenziare
“Le utenze sono molto motivate a differenziare i rifiuti nei sacchetti colorati”, racconta Jannicke Gerner Bjerkås, direttore delle comunicazioni di Energigjenvinningsetaten (EGE). “La qualità varia da zona a zona e in alcune aree è necessario fornire più informazioni.” L’ente del Comune di Oslo Renovasjonsetaten è responsabile della comunicazione con la popolazione, della distribuzione dei sacchetti colorati e della raccolta dei rifiuti misti, mentre EGE è responsabile della separazione e del riciclaggio dei rifiuti.

“Il 1° novembre 2011 l’impianto Optibag esistente di Haraldrud ha raggiunto il traguardo delle 100.000 tonnellate l’anno. All’inizio di giugno 2012 anche il secondo impianto Optibag, quello di Klemetsrud, sarà in funzione”, spiega Petter Thorbeck, responsabile di progetto dell’impianto di separazione di EGE. L’impianto di Klemetsrud avrà una capacità di 50.000 tonnellate di rifiuti all’anno.

Biogas per veicoli
Parallelamente a questa attività, EGE sta costruendo un impianto di biogas nel comune di Nes. L’impianto è dimensionato per 50.000 tonnellate all’anno e tratterà esclusivamente rifiuti umidi trasformandoli e depurandoli per produrre gas auto e compost. Si sta valutando inoltre la costruzione di un impianto per produrre biogas liquido per facilitarne la distribuzione.

Esempi da altre città nel mondo
La tecnica Optibag costituisce il nucleo del programma di raccolta dei rifiuti del comune di Oslo e una voce importante per il conseguimento degli obiettivi ambientali fissati per la città. Nessun’altra città di queste dimensioni ha investito come Oslo nella separazione ottica. Molte città nel mondo si trovano tuttavia ad affrontare problemi simili: come aumentare la raccolta differenziata in quartieri storici senza possibilità di stoccaggio? L’esperienza derivante dall’estensione del sistema Optibag alle sue dimensioni finali, ovvero 600.000 abitanti e 340.000 utenze a Oslo sarà quindi interessante per molte altre città densamente popolate e attente all’ambiente. “Fino ad oggi funziona molto bene”, conferma Jannicke.

Il sistema
Alle abitazioni e agli utenti commerciali come ristoranti, negozi ecc. vengono forniti sacchetti di colore diverso. Ogni colore corrisponde a una frazione di rifiuti, ad esempio il verde per l’umido, il rosso per la carta, il giallo per gli imballaggi in cartoncino, il blu per la plastica e l’arancione per l’indifferenziato. Tutti i sacchetti vengono gettati negli stessi cassonetti/bidoni/scivoli e sono poi raccolti da un normale automezzo per la raccolta dei rifiuti e trasportati a un impianto Optibag.

I rifiuti misti vengono svuotati in una fossa di conferimento per poi passare al nastro trasportatore. Solo in questo momento inizia il processo di suddivisione.

Sui nastri trasportatori i sacchetti vengono suddivisi in modo automatico grazie a un sistema di videocamere che riconosce il colore dei sacchetti. I sacchetti viaggiano sul nastro verso una “pusher-unit” che riconosce il colore del sacchetto e lo convoglia alla specifica linea di trattamento.

I rifiuti separati sono convogliati in container, compattati, imballati o destinati a ulteriori trattamenti.

Fatti su EnvacOptibag

Envac Optibag è una filiale di proprietà del gruppo Envac. La tecnologia è stata sviluppata in Svezia nel 1989 ed è oggi usata in 16 città della Scandinavia e della Francia.

La tecnologia si basa su diversi brevetti propri, che identificano e suddividono i sacchetti di rifiuti a seconda del colore. Si può gestire un numero illimitato di sacchetti di colore diverso. L’impianto che ad oggi differenzia il maggior numero di frazioni con il sistema Optibag è quello di Eskilstuna con 6 frazioni. Il grande vantaggio di questa tecnologia è che consente di differenziare i rifiuti anche in quartieri già costruiti o storici, senza necessità di modifiche o ristrutturazioni. I sacchetti di diversi colori sono distribuiti mediante i normali supermercati e negozi di alimentari. L’esperienza degli impianti in Scandinavia dimostra che i costi di investimento per il comune sono bassi rispetto ad altre alternative, e l’accettazione da parte degli utenti è solitamente molto alta.

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